L'IMPEGNO DEI CRISTIANI IN EUROPA
Aldo Giordano
Sono molto grato per questo invito e per la possibilità di questo incontro e di questa riflessione insieme. Nel mio intervento presento in modo molto schematico alcune osservazioni alla luce della mia esperienza ecclesiale ed ecumenica europea.
In Europa abbiamo da più di 35 anni una stabile collaborazione tra il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) e la Conferenza delle Chiese europee (KEK)1, resa visibile soprattutto dalla organizzazione delle due grandi assemblee ecumeniche europee di Basilea (1989) e Graz (1997). Si è iniziata tra CCEE e KEK una riflessione per una terza assemblea ecumenica europea. Essa potrebbe essere realizzata nel 2007 in un paese a maggioranza ortodossa.
Un'esperienza paradigmatica è il processo avviato dal CCEE e la KEK costituito dalla Charta Oecumenica - Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europe. Si tratta di un documento, firmato ufficialmente a Strasburgo il 22 aprile 2001. La Charta Oecumenica contiene 26 impegni che le Chiese in Europa sono invitate ad assumersi per rendere di nuovo visibile storicamente I"'una, santa, cattolica, apostolica" Chiesa di Cristo2. La terza parte della Charta Oecumenica - la più ampia - delinea i contributi fondamentali che le Chiese sono chiamate ad offrire all'Europa: La nostra comune responsabiltà in Europa. Le Chiese, senza pretendere di avere una riposta esaustiva su tutti i problemi della società e della cultura, si sentono responsabili di contribuire a plasmare l'Europa. Il mio riferimento privilegiato è a questo testo.
1. Le Chiese - il processo di riunificazione europea e alcune domande ecumeniche
1.1. Alcune osservazioni sull'allargamento dell'Unione europea
Le Chiese e le comunità stanno seguendo con particolare interesse questo processo.
Davanti a questo processo le Chiese hanno sempre guardato a "tutta" l'Europa. Esse non amano tanto parlare di allargamento dell'UE, ma piuttosto di "n-unificazione" dell'Europa o di "europeizzazione" dell'Europa: l'Europa è già quella di tutte le nazioni, dei popoli, delle culture, delle Chiese e non quella di un gruppo di paesi. Con il nuovo sviluppo dell'Unione Europea deve chiudersi il capitolo drammatico di un continente diviso ideologicamente da un muro e aprirsi un nuovo capitolo: un'Europa a due polmoni.
Dopo la caduta del muro uno dei nodi ecumenici fondamentali sembra stare nel rapporto tra la storia, la cultura e la tradizione dell'ovest e quelle dell'est. Alcune dolorose questioni, ereditate dal passato e emerse con forza dopo la caduta del muro, come quella del proselitismo od il rapporto tra Chiese ortodosse e Chiese greco-cattoliche rimandano a questo confronto tra tradizione latina e tradizione onentale. Le Chiese dell'oriente europeo in genere si esprimono criticamente verso la cultura moderna tipica del mondo occidentale e temono questo incontro. Alle volte questa critica riguarda anche Chiese e comunità ecclesiali dell'occidente che si sarebbero adeguate alla deriva secolarizzata e relativista. Mi sembra che un contributo "ecumenico" molto serio per illuminare questa nuova situazione stia nell'impegno per quella evangelizzazione di nuova qualità di cui parliamo da anni. Se le Chiese riusciranno a far vedere come il vangelo è in grado di dialogare con ogni cultura, anche con quella occidentale, ed ha la forza di "convertire" ogni cultura, crolleranno molte paure anche da parte delle Chiese dell'est.
Naturalmente le Chiese non sono interessate ad un'Europa fortezza, chiusa nel proprio benessere, ma ad un continente che diviene più stabile per meglio realizzare lo scambio di doni con le altre regioni della terra e contribuire alla giustizia e alla pace del mondo. lì vero punto di interesse è la fratellanza universale e non il benessere di un solo continente. Anche a livello ecumenico le Chiese in Europa diventano sempre più coscienti che non è possibile un ecumenismo "eurocentrico"; altre voci devono trovare più spazio: il sud del mondo e le altre regioni della terra come l'Africa, l'Asia o l'America latina che spesso sentono i nostri dibattiti come molto lontani.
1.2. Le Chiese ed il trattato costituzionale europeo
Riguardo al trattato, nella mia presentazione, mi limito ad accennare a tre temi che sono particolarmente importanti per le Chiese.
L'Europa e i valori
E' pienamente condivisibile la lista dei valori 'che troviamo nell'articolo 2 del progetto di testo del trattato costituzionale ed il primo posto dato alla dignità umana: "L'Unione si fonda sui valori di rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani" Altrettanto significativo è il primato allo scopo della pace che apre l'articolo 3, dedicato ai fini dell'Unione. lì problema che resta aperto per il capitolo dei valori è quello del loro fondamento, del loro contenuto e della loro interpretazione. Non è sufficiente una retorica dei valori. Nel nome dello stesso valore si possono sostenere posizioni del tutto contrarie: per esempio, la dignità umana viene citata sia contro l'aborto e l'eutanasia, sia a favore dell'aborto e dell'eutanasia.
Legati al tema dei valori ci sono diverse problematiche urgenti per i cristiani: dai temi della bioetica, alla famiglia, ai diritti umani...
In questo ambito il lavoro ecumenico è ancora lungo: sappiamo che oggi sono piuttosto le questioni etiche che complicano i rapporti fra le Chiese e comunità, piuttosto che quelle più tipicamente teologiche-dogmatiche.
II riconoscimento giuridico dell'identità e del ruolo delle Chiese e comunità religiose
In questo ambito è stato importante e fruttuoso il lavoro ecumenico: gli organismi delle Chiese europee (COMECE, KEK) si sono occupati intensamente di questo tema.
Si può dire che le attese espresse dalle Chiese sono state fondamentalmente recepite nell'attuale articolo 51 della bozza del trattato, dedicato allo Status delle chiese e delle organizzazioni non confessionall:
Le radici cristiane dell'Europa
Un altro punto che ha suscitato e sta suscitando grande discussione, anche nell'opinione pubblica, con posizioni contrastanti, è quello della possibilità di un riferimento esplicito a Dio o alle radici cristiane nel preambolo o nel testo stesso del trattato. Sulle varie fasi di questo acceso dibattito si potrebbe già quasi scrivere un romanzo!
lì dibattito è stato particolarmente vivo, interessante ed anche doloroso. Perché tanta difficoltà a citare il cristianesimo? Pesano: contrasti ideologici già piuttosto datati; l'autoritarismo di un certo laicismo; ma soprattutto una incomprensione di fondo del fatto religioso e cristiano: alcuni pensano a una questione di privilegi, altri alla necessità di dividerci una torta; alcuni ritengono che citare il cristianesimo sarebbe un torto alle altre religioni, altri che sarebbe un pericolo per la laicità... alcuni tendono a considerare la religione come fatto esclusivamente privato e altri sono convinti che Dio e religione hanno niente a che fare con un trattato giuridico. Non possiamo anche negare problemi "nostri", interni, che creano difficoltà; l'incapacità di mostrare che non si tratta di difendere dei privilegi; lo sfruttamento della religione o del nome di Dio per posizioni violente come nel caso della crisi dell'iraq... Ma certamente la divisione fra le Chiese è uno degli ostacoli più grandi per una profonda comprensione del cristianesimo. Circa questo dibattito sull'insenmento delle radici cristiane nel preambolo del trattato dobbiamo anche registrare una mancanza di unanimità tra le Chiese e comunità ecclesiali in Europa.
D'altra parte occorre notare che un avvicinamento recente tra Chiese ortodosse e Chiesa cattolica è avvenuto in alcuni paesi (Grecia, Serbia...) grazie in particolare alla coscienza di avere problemi e responsabilità comuni davanti al processo di unificazione europea (valori, problemi etici, solidarietà, radici cristiane...)
Da queste osservazioni credo emerga come il processo di unificazione europea sia una sfida speciale per l'ecumenismo: sarebbe sopportabile il fatto di avere un'Europa economicamente e politicamente unita con le sue Chiese e Comunità ecclesiali divise?
2. Per una nuova prospettiva - Compiti dei cristiani
Invece di tentare la via di trovare un consenso su un minimo comune denominatore, sarebbe il tempo di cercarlo sul massimo. Non si tratta di trovare un minimo su cui tutti si trovano impersonalmente e "noiosamente" d'accordo, ma esplorare la ricchezza più vera e profonda che ognuno e ogni esperienza può dare. lì cristianesimo ha qualcosa di grande da dare non tanto come generica esperienza religiosa, ma come la specifica rivelazione di Gesù Cristo morto e risorto. E' Lui il punto interessante per tutti! lì tentativo di accontentare tutti annacquando ogni cosa non contiene alcuna novità ed è sottilmente violento, perché non rispettoso della vera e profonda identità di ciascuno.
Davanti alle domande di fondo dell'Europa (il convivere delle diversità - il senso della vita) ci domandiamo dove sia la luce. Siamo riportati al cuore del cristianesimo: la morte e la risurrezione del Cristo.
I passi del Dio crocifisso e il segreto
Noi siamo invitati a ripercorrere i passi del crocifisso, contenuti tutti in sintesi ed in modo culminante nel momento dell'abbandono sulla croce.
Il primo passo è avere il coraggio di seguire Gesù là, fuori le mura, fino al suo grido di abbandono, dove anche il cielo e la terra appaiono separati. Non si può stare a guardare le ferite, le non riconciliazioni, dal di fuori, come spettatori o come arbitri, ma occorre entrare dentro le divisioni e le ingiustizie per ,,soffrirle" fino in fondo.
Quel Dio entrato nelle ferite, diventa Lui totale separazione e ferita. lì Cristo accoglie in sé la ferita, l'assorbe e così la blocca. Quando esplodono conflitti, normalmente, l'uno trasmette all'altro il conflitto e l'uno scarica sull'altro la responsabilità. lì Cristo in croce non ha cercato il colpevole, ma ha assunto su di sé la divisione. Non ha cercato la soluzione in una mera giustizia legale. lì conflitto s'interrompe solo quando qualcuno non lo trasmette ad un altro, né cerca il colpevole, ma lo consuma in sé e ricrea l'unità col perdono. Questo è il secondo passo per un cammino di riconciliazione. Qui c'è un superamento del concetto "normale" di giustizia.
Il Crocifisso che assume in sé la separazione e la ferita, diventa Lui uno spazio immenso, aperto, che è in grado di accogliere tutti, soprattutto chi porta nella vita la croce ed anche i lontani da Dio. Ogni uomo, in quanto toccato dal dolore e dal frutto del male, appartiene già al Crocifisso. Anche le persone che, nella sequela del Cristo, prendono su di sé le fratture, diventano luogo di accoglienza senza riserve e senza frontiere. I cristiani e le nostre comunità sono chiamati a divenire questo spazio di accoglienza senza limiti.
Ancora un'altra dimensione della riconciliazione emerge nella Pasqua di Gesù. La violenza, l'ingiustizia, non riescono alla fine a rubare la vita a Gesù, perché quella vita Gesù la dona per puro amore e non si può più rubare ciò che è già stato regalato. lì Cristo rivela che il senso della vita sta nel donarla. lì chicco di frumento nella spiga è una realtà bella, ma se non muore rimane solo. Se muore (dona la vita per amore) porta frutto e nasce la comunione.
Le "opere" del Risorto e il contributo delle Chiese per l'Europa
Vorrei accennare ad alcune "opere" che il Risorto compie nella nostra storia e nella nostra Europa se noi siamo lo spazio per la sua presenza, attraverso la carità reciproca.
1. Il Risorto realizza la nuova Evangelizzazione
L'Europa oggi ha soprattutto oggi bisogno di Dio. lì primo contributo che le Chiese possono dare all'Europa è il cristianesimo stesso, il vangelo. Da alcuni anni ormai parliamo, anche sulla scia di Giovanni Paolo lì, di una evangelizzazione di nuova qualità per l'Europa. Ma chi è capace di dare Dio all'Europa se non Dio stesso? lì Risorto che vive fra noi è il Dio che può dare Dio al nostro mondo. Se il Risorto vive fra noi, l'Europa e il mondo incontreranno il Risorto.
2. Il Risorto realizza la cattolicità o universalità
Il Risorto realizza un'unica famiglia tra tutti i popoli, culture, etnie. - .Questa famiglia universale dei credenti è la cattolicità. Nel suo senso più ampio la cattolicità è la possibilità di realizzare una comunione universale, un'unità, senza alcun tipo di frontiera, in modo che le differenze non siano cancellate, ma piuttosto si realizzino nella loro identità. Cattolicità significa universalità. Tutti cristiani (anche gli ortodossi e i protestanti) credono che la Chiesa di Dio è una e cattolica. E' urgente approfondire questa appartenenza alla famiglia universale del cristianesimo per rispondere alle sfide della globalizzazione e della pace. Nei Balcani dei giovani croati o serbi hanno rifiutato di sparare ad altri giovani croati o serbi durante la guerra e sono finiti in carcere, perché si erano riconosciuti come fratelli, membri della stessa famiglia, perché cristiani.
3. Il Risorto realizza il dialogo
Nella parola greca dia-logos, dia" indica distinzione, differenza, separazione: la distinzione è necessaria per un vero dialogo, non dobbiamo aver paura delle differenze che esistono a tutti i livelli. Ma nel dia-logos le differenze non diventano conflitto: il rapporto fra loro diviene lo spazio dell'accadere del ,,Logos". lì logos è un discorso nuovo, è un rapporto, ma in ultima analisi il Logos, come sostiene il prologo di Giovanni, è il Figlio stesso di Dio che è diventato carne. lì Logos è il Risorto che "rimane" fra noi. Allora il dia-logos è un vero evento ,,ontologico", è il luogo dell'accadere della verità stessa. Ma questa verità coincide con la libertà (,,la verità vi farà liberi"), così come coincide con la bellezza. Non si possono più contrapporre dialogo e verità o amore e verità o libertà e verità... perché in Dio sono uno.
4. Il Risorto porta avanti il cammino ecumenico.
Nonostante le situazione difficili che tutti conosciamo, vediamo all'opera il Risorto. Durante l'assemblea ecumenica europea che si è svolta a Graz nel 1997 si è percepito che c'è un popolo ecumenico che abita l'Europa, e che incarna uno stile di vita di comunione e una ricerca della riconciliazione e della collaborazione a tutti i livelli. L'ecumenismo è uscito dalle strutture istituzionalizzate, dalle facoltà, da cerchie ristrette di pionieri e sta diventando un'esigenza di tanti cristiani d'Europa, un fatto "normale" e questo indica che è iniziata una nuova fase del cammino di riconciliazione.
5. Il Risorto e l'incontro tra le religioni
L'ecumenismo oggi vive all'interno di un pluralismo religioso L'incontro con le altre culture e fedi è diventato un fatto in conseguenza del fenomeno delle migrazioni o piu in generale della mobilità umana. Ma il tema ha assunto un'impressionante attualità dopo l'li settembre 2001, la crisi dell'I rak, l'i I marzo di Madrid e i fatti di questi giorni; sembra quasi che la religione sia divenuta di moda! Paradossalmente si può dire che il terrorismo ha richiamato l'attenzione del mondo sulle religioni e sul loro ruolo per la costruzione della pace.
Nella Chiesa questo tema è stato affrontato da decenni, ma la novità è che esso, ora, èaffrontato anche dalla politica, dai governi, dalla società civile. Questo può avere un lato positivo, ma contiene anche il rischio che le religioni si ritrovino il dialogo fra loro come un'imposizione, secondo criteri politici, cioè esterni al fatto religioso. La Chiesa deve riprender in mano questo dialogo alla luce della sua grande esperienza.
Per realizzare questo senza equivoci o pericolose superficialità, è giunto il momento dell'approfondimento. Se tra persone di diverse religioni si approfondisce la conoscenza, la stima, la collaborazione, la propria identità, la verità, il Risorto può agire.
6. Il Risorto e la vocazione culturale dell'Europa
Nonostante tutti i sentieri interrotti, smarriti o anche devianti che l'Europa ha intrapreso, essa ha prodotto enormemente nel campo della cùltura e del pensiero ed è stata anche il luogo in cui la cultura si è lasciata rinnovare dal cristianesimo. Nell'Europa ci sono idee impazzite, ma ci sono idee! La nostra responsabilità è di ridare ordine, unità e senso a queste idee. L'Europa può tentare un salto di qualità storico a livello di umanità, socialità, diritti, doveri, dignità, libertà, fraternità... se ritorna a quella sorgente che rende possibile questa novità. Il Risorto tra i suoi può ridare ordine alle idee dell'Europa. Dall'Europa sono partiti i testimoni del vangelo verso tutti i confini del mondo: questo appartiene alla sua vocazione ed è quindi irrinunciabile anche oggi. Un'Europa nuovo laboratorio di inculturazione del cristianesimo, dell'evangelizzazione e dell'incarnazione storica del cristianesimo, sarà molto significativa per gli altri continenti. Se l'Europa sarà se stessa - "diventerà ciò che è" - potrà sperimentare il dono che è contenuto nelle altre regioni e culture e potrà comprendersi più in profondità.
7. Il Risorto e la storia del bene.
Se viviamo con la presenza del Risorto fra noi, abbiamo anche la possibilità di guardare la storia con gli occhi del Risorto. Nella storia non vedremo tanto la storia del male, che è la storia falsa e quindi non vera, ma la storia vera, cioè quella del bene, dell'amore. Sarebbe importante che almeno noi cristiani raccontassimo la storia operata dal Risorto e non solo quella del male. Questa storia del bene la si può rintracciare nei laboratori di nuova socialità che si vanno creando, nelle esperienze di un'economia che nasce dalla comunione e genera comunione, nelle politiche che riscoprono la fraternità. lì Risorto rinnova tuffi gli ambiti del vivere umano e tutti i saperi.
8. Il Risorto e il cielo aperto sul mondo.
Il Risorto tiene il cielo azzurro aperto sui nostri paesi, sulle nostre famiglie e le nostre vite. lì Risorto ci dice che esiste l'eternità, il paradiso e quindi la vita va considerata alla luce dell'eternità e non solo degli anni che passiamo su questa terra. Il Paradiso è la nostra vera casa. Questa prospettiva dell'eternità dà una luce nuovissima a tutta la vita. Il Risorto ci rende anche possibile la comunione con tutte le persone care che già hanno lasciato questo mondo e ora vivono in Paradiso.
In conclusione
Da queste osservazioni forse si intuisce che quello che interessa i cristiani è soprattutto il non chiudere il cielo dell'Europa nei puri confini del terrestre e del mortale, che finalmente coincide con il non senso. Desideriamo lasciare il cielo aperto per una trascendenza, un mondo di valori e un amore che sono la via per disinnescare l'odio e per realizzare pienamente la persona umana. Questa è una grave responsabilità che abbiamo in comune.
C'è un proverbio arabo che mi piace particolarmente: "Se vuoi tracciare un solco diritto, attacca il tuo aratro ad una stella". lì nostro primo compito come Chiese e comunità ecclesiali in Europa è quello di indicare la stella per eccellenza: Gesù crocifisso e risorto. Da lui derivano anche le tracce per un cammino diritto per l'Europa. Sono grato di poter percorrere questo cammino con tanti amici, fratelli e sorelle nella fede in questo momento storico.